29 ottobre 2009

La forza della vita : primo obiettivo raggiunto.


Come molti di voi sanno , ho deciso di devolvere i diritti d'autore del mio libro (La forza della vita) ad un progetto didattico per i bambini della scuola materna di Jerago. In questi giorni , parlando con le maestre e con la direttrice della scuola, siamo giunti alla conclusione che l'esigenza più sentita è quella di avere a disposizione un carrello multifunzione . Per permettere cosi, alle insegnanti di poter lavorare in maniera più agevole nelle classi con i materiali pittorici . Quindi acquisteremo un carrello portacolori, e altri materiali per iniziare i laboratori di pittura e arti decorative , che quest'anno avranno come tema cielo e terra.

Perchè dico questo: semplicemente perchè quest'anno a causa dell' ulteriore taglio dei fondi, effettuato (dal comune e altri enti pubblici) siamo arrivati al punto, che la scuola ha chiesto alle famiglie l'acquisto delle risme di fogli, oltre ad un ulteriore contributo ad ogni famiglia, per poter realizzazione i laboratori didattici.
Da qui nasce il desiderio di voler contribuire con un' iniziativa personale. Mettendo a disposizione della scuola una cifra (X) che possa permettere almeno di avere a disposizione del materiale per poter realizzare questi laboratori creativi. Indispensabili per la formazione e la crescita creativa di ogni singolo bambino.
A chi mi chiede: - Ma il tuo libro parla di prematurità, perché non hai devoluto la cifra ad un' associazione che si occupa di bambini prematuri? -
Domanda lecita... Io rispondo : Semplicemente perché la realtà che mi tocca più da vicino ora, è questa, perché desidero vedere realizzato un progetto per tutti i bimbi della scuola materna di Jerago, Perché anche una piccola cifra come quella raccolta, in una realtà come la nostra, fa la differenza. Perché lo sguardo soddisfatto di cinque maestre coinvolte nel progetto mi entusiasma, e mi ripaga dandomi la forza di perseverare nelle scelte future che riguarderanno il mio impegno nel sociale.

16 ottobre 2009

Manitù - L'uomo più bello -


Il commento di Luigina nel precedente post ... mi ha dato lo spunto per andare a cercare la storia di Manitù, per spiegare ai miei bambini come mai la razza umana è così variegata di colori. E devo dire che la spiegazione è veramente convincente.... buona lettura.


L'UOMO PIÙ BELLO

Racconta una leggenda dei pellerossa che la Terra, appena creata, era molto bella con i monti, le valli, i fiumi, i mari: mancava solo qualcuno che l'abitasse.
Una bella mattina, Manitù (che è il Dio adorato dai Pellerossa) pensò di fabbricare l'uomo.

Prese un po' d'argilla e fece un bel pupazzo poi accese un gran fuoco e vi mise dentro a cuocere il pupazzo.

Ma quel giorno faceva caldo, molto caldo, e Manitù aveva un po' di sonno: si addormetò e si dimenticò di svegliarsi in tempo.

Quando finalmente si svegliò, sentì un forte odore di bruciaticcio.
Ahimé, il pupazzo era stracotto, nero come il carbone.
- Sarà la razza nera!- esclamò Manitù che, evidentemente, non voleva buttar via il pupazzo al quale aveva tanto lavorato. E così fu.

Il giorno dopo Manitù pensò di fare un pupazzo più bello e di cuocerlo con maggiore attenzione. Ma, per paura di bruciarlo, mise poca legna nel forno e lo levò troppo presto. Altro disastro. Il pupazzo era mal cotto come qualche volta il pane del fornaio, e appariva tutto pallido, bianco bianco.
-Sarà la razza bianca!- disse. E così fu.

il giorno dopo Manitù non si diede per vinto e fece un altro pupazzo.
- Perché non si bruci lo ungerò tutto, così cuocerà a puntino.
Ma anche questo sistema andò male.
Manitù era cuoco inesperto (era soltanto il terzo uomo che cuoceva!!!): mise troppo olio e e, quando tirò fuori il pupazzo, questo aveva un colore giallastro simile al limone.

- Sarà la razza gialla!- disse senza perdersi di coraggio. Appiccicò un codino al pupazzo e ne fece un cinese.

Ormai Manitù aveva acquistato esperenza. Fatto un quarto pupazzo, sapeva come cuocerlo. Mise legna in quantità sufficiente, diede ogni tanto qualche sbirciatina all'interno del forno e tirò fuori il pupazzo cotto alla perfezione, d'un bel color rame, magnifico.

-Ecco la razza rossa!- esclamò soddisfatto.

I pellerossa sono infatti gli uomini più belli del mondo. Almeno così dicono i pellerossa che mi hanno raccontato questa storiella.

(M. Tibaldi Chiesa, Le storie più belle, Juvenilia)

12 ottobre 2009

Le differenze ci sono … ma non esistono.


Questo post nasce da una chiacchierata con mio figlio Ezio. Un pomeriggio viene a casa dalla scuola materna e trova sul camino un nuovo gioco. Un gruppo di animali formato da pesci, di ogni specie, una coppia … Quindi due aragoste, due balene, due squali, due polpi e così via. Con entusiasmo, si mette a giocare formando una lunga fila ... e nota una differenza tra i pesci. Due coppie di delfini e due coppie di pinguini.

Con curiosità mi chiede:

E : Mamma che pesci sono questi?

Indicando la seconda coppia di delfini…

Io : delfini

E : e questi?

Indicando la prima coppia di delfini …

Io : Delfini

E : Ma se i delfini sono questi ( indicando la prima coppia) non possono essere delfini anche questi!

Un momento di panico mi assalì … e ora come faccio a fargli capire che ci possono essere (famiglie) diverse di animali pur appartenendo alla stessa specie?

E : ma sono sempre delfini?

Io : si sono sempre delfini, anche i pinguini , vedi , ci sono i pinguini grigi e pinguini azzurri …

Per un attimo , il silenzio ha avvolto la stanza … e quando Ezio ha delle pause così lunghe, è perché non gli è ben chiaro il concetto .

Tra me e me … come posso fargli capire che anche noi esseri umani siamo uguali ma a volte diversi?

Idea! … A scuola con Ezio ci sono molti bambini di colore tra cui una splendida bambina etiope di nome ( Masa ) che è in classe con Zoe ….

Io : Ezio di che colore sei tu?

E : ROSA

Io : e la Masa di che colore è ?

In maniera del tutto spontanea con una semplicità disarmante …

E : MARRONE!

Io : Marrone! Fantastico! Però è una bambina come te e la Zoe! Giusto?

E : si , è solo un po’ più colorata.

io : Per i delfini è uguale , quello grigio è un po’ più colorato di quello bianco.

Se si potessero usare i colori per far capire che la diversità può essere un modo diverso di espressione .

Se si potesse usare il buon senso per capire che la diversità può essere condivisione … forse ognuno di noi vedrebbe un colore da miscelare al proprio .