5 marzo 2010

In difesa della storia dell'arte

Oggi vi invito a leggere un articolo che parla di cultura , di formazione dei nostri giovani, fortemente castrati anche nel settore delle arti. Mi chiedo come sia possibile che un paese come l'Italia , secondo alla Cina come patrimonio artistico possa pensare di tagliare i fondi proprio in questo settore. Settore che rende allo stato italiano più del 30% del pil.
L'articolo postato è del blog persemprechiara II e dal quotidiano Varese report


La Riforma Gelmini approvata qualche settimana fa dal Governo ha fortemente penalizzato la scuola italiana, soprattutto nell’ambito tecnico e professionale, andando a ridimensionare, accorpare o addirittura a cancellare intere discipline. In questa politica di tagli, troppo spesso sconsiderati, è stata penalizzata anche la STORIA DELL’ARTE, quando gli organi istituzionali dell’UE

ne hanno ormai riconosciuto la valenza formativa sul piano legislativo. Con i nuovi quadri orari è stato purtroppo confermato quanto previsto nelle precedenti bozze: la decurtazione radicale della materia negli Istituti Professionali Turistici e negli Istituti Tecnici Grafici. Sembra incredibile ma tale disciplina è stata completamente eliminata in due tipologie di scuole che fino ad oggi la comprendevano nel proprio profilo formativo per un buon numero di ore (3 per ogni anno nel quinquennio del “Professionale Grafico” e 3+2+2 nel “Professionale Turistico”). Da settembre i nuovi iscritti non avranno più la possibilità di vedere inserita questa materia nel proprio curriculum scolastico. Ci chiediamo quindi il perché. Quale logica abbia mosso il Ministro a optare per questo tipo di scelta.

Ci chiediamo come si possa eliminare in un istituto ad indirizzo turistico una materia volta a promuovere il patrimonio culturale che il nostro Paese possiede, considerato, tra l’altro, che il PIL del turismo culturale copre il 33% del PIL dell’economia turistica italiana per un valore di circa 54 miliardi di euro (Rapporto presentato da Federturismo Confindustria il 29 febbraio 2009).

A fronte dunque di una politica di rilancio del territorio, promossa, come si è visto recentemente anche dai cosiddetti bonus vacanze, il Governo non intende però formare degli operatori di settore sufficientemente preparati, impedendo agli studenti di acquisire gli strumenti basilari per questo tipo di attività. Quale valida accoglienza turistica potrà quindi offrire un “nuovo diplomato Gelmini” senza la conoscenza delle bellezze artistiche del proprio Paese?

Cancellare la STORIA DELL’ARTE significherà togliere un’opportunità qualificante per tutti gli studenti, slegare la scuola dal territorio e creare quindi figure professionali con forti deficit culturali e scarse competenze. Le stesse considerazioni si potrebbero fare per i nuovi Istituti Grafici.

La cancellazione di questa disciplina sicuramente avrà una ricaduta sulla preparazione globale degli studenti alla fine del percorso quinquennale. Il valore dell’arte, che da sempre in questo ambito di studi costituisce uno stimolo alla fantasia, all’originalità e alla creatività, è stato completamente disconosciuto. E’ stato infatti un grave errore di superficialità pensare di garantire solo con una formazione meramente tecnica una preparazione qualificante. Questi due ambiti non possono essere scissi. Lo studio della STORIA DELL’ARTE non può essere eliminato da un indirizzo scolastico orientato ad uno sbocco artistico. Ancora una volta questa scelta ci è apparsa quanto mai inspiegabile. Non solo agli insegnanti, però, questi tagli sono sembrati insensati.

In difesa della disciplina sono intervenuti qualche mese fa il FAI, la Redazione del TG3 nazionale, l’Onorevole Paola Frassinetti nella VII Commissione Cultura per la Riforma della Scuola, l’Associazione nazionale degli Insegnanti di Storia dell’arte chiamata in audizione presso la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati e perfino il Presidente della Repubblica.

Nessuna voce è mai stata ascoltata. Nonostante le 4268 firme dell’appello rivolto al Ministro dell’Istruzione nessun cambiamento è stato apportato rispetto alle prime bozze della Riforma.

Il nostro patrimonio artistico/culturale vale davvero così poco da poter essere trascurato anche nelle scuole che dovrebbero conservarlo e tutelarlo come radice culturale profonda della Nazione?

Gli insegnanti di STORIA DELL’ARTE della provincia di Varese


6 commenti:

Luigina ha detto...

L'obbiettivo mi sembra palese: un popolo ignorante si domina meglio. Ormai non basta più indignarsi cara Jasna

Jasna ha detto...

grande verità , cara LUIGINA, mi rammarico molto perché questa era una delle materie che preferivo e che mi ha fatto amare l'arte nel nostro paese e nel mondo. com'è andata la manifestazione di questa mattina a Brescia?

Luigina ha detto...

Condivido la tua amarezza e la tua preoccupazione. La manifestazione ha avuto un discreto successo, forse un migliaio di persone, ma dubito che se ne parlerà sui giornali e nelle TV locali , né tanto meno nazionali Ho fatto un breve dubbioso post con il link all'album che Gabriele ha messo su FB e al depliant sulla dote scuole per il prossimo anno della Regione Lombardia che ti ho linkato anche ieri sera su skype

riri ha detto...

Cara Jasna, cosa dirti se non che sono atterrita, disgustata e con mille punti interrogativi?
Stiamo tornando indieto..molto indietro, ci vorrann altri 50 anni perchè ci si risollevi ....
bacio

Jasna ha detto...

Mi dispiace, vedere cosa sta diventando la scuola pubblica... la stanno ghettizzando, per spingere le persone ad appoggiarsi al privato. fortunatamente nelle realtà di paese come la mia riesce ancora a funzionare bene , grazie anche al molto volontariato dei genitori. ma posso solo immaginare cosa diventerà nelle grandi città come brescia o milano o torino ...

Ishtar ha detto...

Sempre tanta rabbia e il non starci a queste ingiuste vigliaccate...barbariche!!!!
Un abbraccione caldo e affettuoso